Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di marzo

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Cold case: Luciano Vendemini, cronaca di una morte annunciata di Massimo Renella (18-fine)
LE MOTIVAZIONI DELLE CONDANNE

A fine ottobre 1981 il tribunale di Forlì con ben 111 pagine di motivazione, giustifica le sei condanne per omicidio colposo, accogliendo in sostanza i risultati della perizia disposta dopo la morte. “Una corretta diagnosi della sindrome di Marfan, se tempestivamente operata avrebbe dovuto imporre l’immediata dichiarazione di inidoneità assoluta e definitiva all’atleta Luciano Vendemini, togliendo ogni speranza o prospettiva di un recupero della capacità sportiva. In realtà la situazione di Vendemini non fu approfondita proprio perché furono del tutto sottovalutati elementi che dovevano invece porre forti sospetti. Va inoltre ritenuto che la sua attività sportiva dal momento dell’accertabilità della sindrome di Marfan, abbia accelerato il decorso della malattia e la sua morte”. Questa la tesi di fondo sulla base della quale si costruisce e si accoglie il teorema dell’accusa. A sorpresa, inoltre, i giudici, riconoscono, insieme agli imputati, anche Vendemini responsabile, almeno in parte, della propria morte, perché: “ … era a conoscenza del suo stato di salute e della sua gravità ma preferì rischiare, in quanto non fu in grado di accettare che avessero bruscamente termine il successo e il benessere economico”. Le motivazioni giustificano la condanna dell’ex medico dell Nazionale Borghetti perché consentì il proseguimento dell’attività agonistica di Vendemini, facendolo partecipare alle Olimpiadi, pur essendo a conoscenza delle sue condizioni di salute e per non aver rilevato il soffio diastolico al cuore. Renato Miliardi, invece, è riconosciuto colpevole per omicidio colposo poiché “pur avendo saputo che Vendemini era affetto da sindrome di Marfan, omise di notiziare di ciò gli organi competenti e non provvide a far sospendere al giocatore l’attività agonistica come gli era stato consigliato” e per truffa aggravata, poiché “trattò la cessione del giocatore alla Chinamartini, al cui rappresentante tacque le notizie suo possesso e concluse l’affare per la cifra altissima per l’epoca di 210 milioni”. Al professor Antonio Venerando la condanna è giustificata dal fatto che “pur avendo riscontrato a Vendemini l’esistenza di un soffio diastolico, non ha valutato il reperto in modo corretto. E se il giocatore fu giudicato temporaneamente e non definitivamente inidoneo ciò fu dovuto al fatto che il medico, per imperizia, non valutò adeguatamente la portata e la gravità della cardiopatia riscontrata a Vendemini, non rilevò un’insufficienza aortica e, in particolare, non riconobbe che l’atleta era affetto da sindrome di Marfan”. Causa della condanna, invece, di Tuccimei è il comportamento omissivo del medico, “Vendemini poté partecipare, nonostante le sue gravi condizioni di salute, all’Olimpiade di Montreal, dove sostenne un intenso e gravoso sforzo, soprattutto dal punto di vista emodinamico. tale circostanza ha senza dubbio determinato, quanto meno accelerandolo, l’aggravarsi del processo patologico in corso nel ragazzo”. I giudici inoltre considerano aggravata la colpevolezza di Tuccimei dal fatto che egli non avrebbe dovuto escludere Vendemini soltanto dall’Olimpiade ma che anche avrebbe dovuto impedirgli ogni altra attività sportiva. Per quanto riguarda invece il cardiologo dottor Gaetano  Giuliano, il trbunale ritiene falso il certificato con cui  lo stesso professore affermava di aver visitato il giocatore e di averlo trovato in buone condizioni generali e cardiocircolatorie “consentendo così la partecipazione del cestista ai tornei preolimpici e il proseguimento della sua carriera”. I giudici, inoltre, motivano la condanna anche del professor Condorelli perché gli addebitano di aver “ rafforzato la determinazione del collega Giuliano nella redazione del falso certificato, condizionando in modo rilevante lo sviluppo dei successivi avvenimenti. Il tribunale, infine, proscioglie  Antonio Sobrino e Ermanno Piperno, medici sociali della Chinamartini e della Brina Rieti “perché manca del tutto la prova che essi abbiano mai sottoposto Vendemini a visite generali e tanto meno ad auscultazione cardiaca”. Il tribunale di Forlì, infine, liquida una provvisionale di 50 milioni di lire alla vedova, Laura Bruno, di 5 milioni al fratello Bruno e di 10 milioni a sua madre, Maria Giulia. La cifra complessiva è inferiore alla metà di quanto richiesto dagli avvocati di parte civile ma tra gli imputati si assiste comunque alla corsa a disfarsi per tempo dei beni a loro intestati.

 
Massimo Renella (fine)
 
 
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