Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di marzo

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Un sabato pomeriggio... e la mia vita cambiò di Stefano Benzoni

La terza media era iniziata da un mese o poco più e con l'avvio della stagione scolastica erano ricominciati i soliti riti autunnali: che il sabato pomeriggio consistevano, subito dopo pranzo, nella corsa in bicicletta verso casa del fidato amico Luca Guardigli, svolgimento di tutti i compiti per il lunedì (la domenica volevamo che fosse libera) e, verso le 19.30, immancabile partita a basket nel cortile del suo palazzo con il canestro illuminato dalle luci dei lampioni. Quel sabato 4 novembre, però, qualcosa venne a modificare la nostra routine: la trasmissione in diretta integrale pomeridiana su Rai2 della partita Billy Milano-Emerson Varese, valida per la prima giornata del campionato di basket di A1, che quell'anno cominciò molto più tardi a causa dei Mondiali di Manila che finirono a ottobre inoltrato. Nell'intervallo, il mitico Jordan, Aldo Giordani, voce del basket in tv, diede un annuncio importante: dal martedì successivo nelle edicole di tutta Italia sarebbe uscita una rivista settimanale interamente dedicata alla pallacanestro dal nome di Superbasket – o SB che dir si voglia – con foto a colori anche dei professionisti della NBA e, udite udite, tutti i tabellini di tutte le partite di A1 e di A2. Uauuu!!!
Il martedì successivo, prima di andare a scuola, l'appuntamento quotidiano con l'edicola della signora Eugenia si arricchì di un nuovo protagonista: nella cartella in mezzo a libri, astuccio e quaderni ci finì anche Superbasket. Il successo fu immediato e fragoroso. Ricordo che per molti e molti anni, al massimo il mercoledì pomeriggio la mia lettura di SB era già terminata. E non vedevo l'ora che arrivasse il martedì seguente per abbeverarmi ancora a quella Bibbia dei canestri. Sì, è vero, in edicola andava anche Giganti del Basket, gran bella rivista mensile, super foto, grafica agile e piacevole, ma SB era tutta un'altra cosa. Quel martedì cominciai la mia personale collezione del mitico SB che oggi giace completa e rilegata nella mia libreria, così come quella di Tex, di Giganti ed anche di American Superbasket, il fratellino nato 14 anni dopo.
Per Superbasket ho collaborato dal 1993 – dopo uno stage di 4 mesi fatto grazie alla Scuola di Giornalismo di Bologna – al 1996. A Superbasket ho lavorato dal 1997 al 2012 coronando il sogno di una vita per un ragazzo-uomo-giornalista perdutamente ammalato di basket. Grazie a Superbasket ho lavorato, ho girato l'Italia, sono stato diverse volte negli Stati Uniti per l'NBA, ho conosciuto ed intervistato centinaia di allenatori, dirigenti e giocatori, ma soprattutto a Superbasket ho fatto amicizie che vanno avanti da allora e proseguiranno per sempre.
La chiusura della rivista (anche di American) nel 2012 ha rappresentato per me un lutto che ancora oggi fatico ad elaborare, nonostante il lodevole sforzo della coppia Hruby-Peterson di riportarla in vita. Negli ultimi mesi tutti noi giornalisti abbiamo lavorato gratis e, probabilmente, se la situazione non fosse ulteriormente precipitata, avremmo continuato a farlo.
Riguardo a Superbasket ho, in ordine sparso, tre rammarichi: non aver potuto lavorare con Aldo Giordani – che pure ho conosciuto e sono andato a disturbare per un pomeriggio indimenticabile trascorso parlando di basket nella sua casa di Milano Marittima nell'estate del 1986 - nella mitica redazione milanese, non esserne diventato, anche per un giorno solo, direttore (dopo avrei anche potuto morire!) e non aver (ancora...) vinto molto al Superenalotto.
Perché se ciò dovesse accadere, garantito che la prima cosa che farei sarebbe tirare fuori quanto serve, fare qualche telefonata ai vecchi amici sparsi per l'Italia e rifondare il mitico settimanale. Sarebbe un sogno realizzato con quale chiudere la mia carriera di giornalista malato di basket. E di SB.

Stefano Benzoni

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