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World League, ossia la creme de la creme mondiale... a tinte tricolori di Carlo Audino (2-Segue)
Il gioco inizia a farsi duro. Siamo nelle migliori quattro di un torneo che mette di fronte la creme de la creme mondiale. Ma con l'obiettivo medaglia lì a portata di mano, c'è da scommetterci che i lupi tricolori siano già pronti con la bava alla bocca

Il gioco inizia a farsi duro. Siamo nelle migliori quattro di un torneo che mette di fronte la creme de la creme mondiale. Ma con l'obiettivo medaglia lì a portata di mano, c'è da scommetterci che i lupi tricolori siano già pronti con la bava alla bocca.

Soltanto gli azzurri Over 45 ce l’hanno fatta a raggiungere la finale per il 1° e il 2° posto, mentre i senatori Over 50 devono accontentarsi della finale per il bronzo, dopo una partita persa con la selezione Fimba International e rovinata in buona parte dagli arbitri Fimba, vistosamente a favore della formazione Fimba International.
La semifinale fra Italia Over 45 e Russia, chiusasi a favore dei nostri per 71-55, ha segnato lo storico esordio di coach Dan Peterson in panchina in una competizione internazionale Fimba, una presenza che sottolinea la crescita del movimento del maxibasket. Domani, nella finale per l’oro, la squadra azzurra affronterà la Croazia Fortunal, che ha eliminato la Croazia di Sebenico 79-64. Mentre gli azzurri Over 50, sconfitti dalla Fimba international 53-65, si giocheranno la medaglia di bronzo con i russi della squadra di North Venice, cioè di San Pietroburgo.
Se il movimento del basket dei veterani guadagna prestigio dal l’ingresso di personaggi famosi come Peterson, premiato, intervistato e osannato già al suo arrivo, ne perde però una bella fetta con arbitraggi partigiani e inguardabili, come quello che ha pesato sull’eliminazione dell’Italia Over 50 di coach Bucci ( 65-43) ad opera dalla Fimba International, una formazione composta da giocatori proveniente da Croazia, Slovenia, Usa, Israele, Brasile, Russia, Finlandia. Il nocciolo duro di questa selezione è composto da campioni che avevano militato della grande ex Jugoslavia (Sunara, Kotnik, Mirt, Gergia e Petranovic); gli altri componenti hanno fatto da contorno, praticamente ininfluenti. In una competizione della Fimba, con in campo una formazione targata Fimba e in gran parte croati gli arbitri (croati oltfre della Fimba) sono stati nettamente al disotto dei sospetti che sicuramente avete immaginato. La Fimba ha insomma vinto una partita, ma ha perso la faccia. Non è poco
OVER 45 – I nostri appassionati possono consolarsi col successo della formazione Over 45, una categoria dominata anno dopo anno dall’Italia fin dal lontano 2008, sia nei campionati continentali, sia quelli mondiali. Dan Peterson dunque ha avuto buon gioco nel guidare una squadra ben collaudata, che qui a Zara si è presentata in un’ottima formazione, completa in ogni reparto. E tuttavia l’Italia Over 45 ha faticato nel primo quarto, un po’ per la consistenza della Russia, e molto per la smania di prendere subito un buon vantaggio nel punteggio. Risultato: Italia sotto di un punto alla fine del 1° quarto (19-20); e sotto addirittura 21 – 28 all’inizio del 2° quarto.
A questo punto gli azzurri hanno saputo reagire senza perdere la testa e, sospinti da Angeli in smagliante forma fisica, hanno e ridotto le distanze. Nel terzo quarto i russi hanno pagato la fatica nel cercare di resistere al buon ritmo degli. Senza storia l’ultimo quarto, con Delli Carri scatenato in contropiede e azzurri e nel tiro da fuori. MVP della gara Alessandro Angeli. Domani Dan Peterson li guiderà contro l’ennesima squadra croata Fortunal.
Ecco la formazione e il tabellino degli azzurri
ITALIA OVER 45 – RUSSIA INTERWOOD 71-55
Angeli 19, Delli Carri 15, Gray 8, Di Lella, Corvo 8, Dalla Libera 6, Silvestrin 5, Giannini, Carney 2, Gigliozzi 2, Rossini 4, E. Capone, Zeppa 6.
OVER 50 – Nella semifinale Over 50 la Fimba (Federazione Internazionale Maxi Basketball) ha perso una buona occasione di credibilità. Non è la prima volta che succede, peccato. E pensare che l’Italia di coach Bucci era scattata subito in avanti 6 a zero nel primo minuto con manovre veloci e pulite. I lunghi Kotnik e Sunara hanno creato subito problemi alla nostra difesa e la gara si è incanalata in una lotta punto a punto. Ma già a metà del primo quarto gli arbitri hanno fatto pendere la bilancia dalla parte dei nostri avversari.
Ogni scontro fra avversari, com’è, come non è, finiva con un fallo fischiato all’Italia. Che ovviamente si è innervosita, a cominciare da coach Bucci che ha protestato e che, fischio dopo fischio, è andato fuori dai gangheri. Primo quarto chiuso 10 a 15 per la Fimba, e secondo quarto che comincia male per gli azzurri. A 4 minuti dal riposo, con l’Italia sotto 13 a 24, Bucci fa entrare Mario Boni, che miracolosa mente riesce a riprendersi dallo stiramento della partita d’esordio. È proprio Boni, subito imitato da un ottimo Bullara, a sbloccare il punteggio azzurro e a ridarci qualche speranza.
Gli uomini di Bucci cominciano in secondo tempo con un altro spirito, riducono lo scarto, segnano con continuità portandosi a 3 minuti dal termine del 3° quarto sul 37 a 41. A questo punto gli arbitri accentuano la pressione, soprattutto nei confronti – indovinate un po’ – di Mario Boni. Il quale non è il tipo che le manda a dire, e all’ennesima protesta viene espulso. Inutili le proteste a gran voce e a gran gesti di Bucci.
Pioggia di tecnici, e la partita finisce qui, con Bullara che tiene alto il buon nome degli azzurri d’epoca con belle conclusioni da fuori. Due dati eloquenti: 20 tiri liberi messi a segno dai nostri avversari e solo 8. dagli azzurri. 31 falli fischiati agli azzurri e 20 alla Fimba International.
Formazione azzurra e tabellino:
ITALIA OVER 50 – FIMBA INTERATIONAL 53 – 65
Bortolini, Sbarra 12, Reali, De Angelis, Venturi 4, Solfrini 8, Boni 5, Tirel 7, Bullara 17, Tortù, Ponzoni, Carera.

Un peccato, per l'over 50, ma con il rammarico dell'assenza di Boni. Una gioia per l'over 45. Entrambe però hanno in comune qualcosa: la dedizione, la voglia di lottare. E quella medaglia ancora alla portata. E a una World League anche un bronzo può essere un gran bel risultato. Che, neanche a dirlo...

Una medaglia d’oro alla formazione azzurra Over 45 e una di bronzo a quella Over 50. Il bilancio della spedizione in terra croata per il torneo mondiale “World League” è ancora una volta positivo per l’Italia, che si è confermata saldamente fra le prime 10 nazioni al mondo nel ranking del maxibasket. Una posizione di prestigio, quella degli azzurri, sia perché la qualità del basket messo in campo è ammirata un po’ da tutti, a cominciare dai tecnici, sia perché costruita negli ultimi 8 anni sulle categorie più competitive, la Over 40, la Over 45 e la Over 50. Altre nazioni, come Russia, Usa o Brasile sono davanti a noi anche perché gran parte dei loro successi viene dalle categorie più anziane, dalla Over 55 alla Over 75, alle quali l’Italia non partecipa.
Le due medaglie vinte a Zara dagli azzurri hanno in comune criteri tecnico – tattici simili: difesa molto accentuata, con netta preferenza per quella individuale e manovre veloci. Queste scelte sono giustificate soprattutto dal tipo di avversari degli azzurri, in gran parte provenienti dall’Est Europa: giocatori grandi e grossi, generalmente più lenti dei nostri.
OVER 45 – Dan Peterson, che ha preso in mano la formazione Over 45 nella semifinale contro la Russia e nella finale con la Croazia ci ha messo cinque minuti a capire il giro del fumo e ad adottare questo tipo di gioco. Nella marcia trionfale della finale (83-52 contro la Croazia targata “Fortunal”) ha insistito fino all’ultimo quarto nel pretendere una difesa forte, con stille – tanto per intenderci – di sangue oltre che di sudore. Anche quando Angeli, Gray e compagni erano avanti di 20 punti ha ordinato: “Non voglio vedere nessuno rilassato”. L’incitamento che di continuo ha ripetuto è stato: “Lavorare, lavorare, lavorare!”.
Aggiungiamo d’altra parte che la nazionale Over 45 che Dan ha avuto la fortuna di guidare era uno squadrone fatto e finito, in cui figuravano giocatori che già avevano vinto almeno due ori fra mondiali o europei di maxibasket, come Dalla Libera (4 ori su 4 partecipazioni), o Delli Carri, Corvo, Gei Gei Capone, Gray , o comunque giocatori collaudati come Angeli, Silvestrin, Zeppa, Carney, Giannini, Gigliozzi, Di Lella, per non parlare di un esordiente di lusso nel maxibasket come Lupo Rossini.
OVER 50 – Più difficile e complicato il percorso dei senatori Over 50 del pluridecorato coach Bucci con il record più sfolgorante di tutto il maxibasket (87 vittorie su 95 incontri). Già nella prima partita la squadra ha perso Mario Boni per stiramento: non una pedina qualsiasi, ma il giocatore che nella finale mondiale di due anni ha infilato 46 punti.
Ma la tegola più grossa è caduta dall’avere affrontato la selezione Fimba International, in cui erano stati ficcati dentro cinque campioni veri della nazionale ex Jugoslavia (Kotnik, Sunara, Mirt, Gergia e Petranovic). Un po’ per il desiderio di compiacere i boss della Fimba, un po’ per favorire le stelle slave, gli arbitri croati hanno dato il peggio di sé con una direzione a senso unico scandalosa, culminata nell’espulsione di Boni. La larga vittoria (82-66) nella finale per il terzo posto contro la Russia di San Pietroburgo – fra l’altro diretta dagli stessi arbitri – ha avuto il sapore del risarcimento: un sapore amaro, però, di cui Bucci e i suoi avrebbero fatto volentieri a meno.
Fra gli azzurri si sono confermati ad alto livello Tirel, Bullara, Solfrini, Boni, Venturi, Carera, l’eterno Ponzoni e Tortù, e hanno esordito con onore le guardie Bortolini, Reali, De Angelis, e soprattutto Sbarra.
Bufala mondiale. Questa edizione della World League passerà alla piccola storia del maxibasket come una bufala da non ripetere. Le competizioni internazionali del maxibasket sono giocate per 3/4 da squadre molto dilettantistiche, che partecipano alle gare per fare una vacanza, incontrare vecchi amici (e amiche) e giocare al buon vecchio basket dei loro tempi d’oro. Un quarto delle squadre, invece – fra cui quelle azzurre – partecipa per vincere, altro che vacanze.
Nei turni eliminatori le squadre e più vacanziere – dopo avere avuto la soddisfazione di giocare contro avversari famosi – vengono facilmente spazzate via lasciando il campo libero alle formazioni più consistenti, che a loro volta nelle gare iniziali hanno avuto la possibilità di fare rodaggio e allenamento. Lo schema non è perfetto, ma funziona. Per avere una competizione mondiale più rigorosa si era giustamente pensato a dare vita alla World League con questo criterio: ciascuna nazione fra quelle che hanno vinto almeno una medaglia può schierare nell’anno dei mondiali (cioè negli anni dispari) una sola squadra con giocatori Over 40, in modo da avere la crème de la crème, il meglio del movimento del maxibasket, che è diffuso in grandissima parte fra Sudamerica e Est Europa. Per la crisi economica, peraltro, è accaduto che le formazioni nazionali si siano dimostrate poco disposte sostenere le spese per due trasferte intercontinentali nello stesso anno. Sicché i Paesi sudamericani rinunciavano alla World League quando si disputavano in Europa e viceversa. Per anni perciò la World League non si è giocata. Ora è stata resuscitata, ma si è creata una copia ridotta dei campionati mondiali, dando la possibilità a ciascun Paese di schierare squadre a volontà, in varie categorie maschili e femminili. Forte il sospetto che si siano voluti accontentare gli albergatori e gli operatori turistici croati; ma in questo modo il criterio della selezione e del rigore è andato a farsi benedire.
L’esordio del Giappone con tre formazioni – peraltro debolissime – è da salutare con soddisfazione, ma significa poco o nulla di fronte all’alluvione delle squadre croate e russe, le più numerose. Insomma, una manifestazione del genere cui si appiccica il nome altisonante di World League non ha senso. Ancor meno senso, poi, ha la partecipazione di una formazione come Fimba International, che – scandalosi favori arbitrali a parte – non ha avuto nemmeno la capacità di attirare spettatori nello splendido palasport intitolato al grande Cosic, le cui immense gradinate capaci di 8.000 spettatori sono rimaste sempre desolatamente vuote. Tutto questo, per giunta, nella città dei mille canestri, dove il basket è una religione, o poco meno.

Lo avevamo detto che l'Italia c'è eccome? Sì, forse siamo diventati anche monotoni. Ma come si fa a non esaltare questi ragazzi che, alla loro età (soltanto anagrafica, sia chiaro), continuano a collezionare medaglie e di metalli sempre più pregiati. E siamo già a livelli da leggenda. Ma non siamo ancora all'apice. Per capire cosa riserva il futuro? Bastano tre lettere: U, S, A.

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