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Donna Moderna: Mancinelli, il nuovo amore di Nina Zilli di Vera Caprese

Foto Schicchi: Nina Zilli con Stefano Mancinelli

Nell’album “Modern Art” Nina Zilli racconta di ferite del cuore ed ex bastardi… «È stato catartico» confida. «Sono pronta per essere felice». Merito anche del nuovo compagno: il campione di basket Stefano Mancinelli. Che l’ha conquistata regalandole scarpe da ginnastica e dischi di Rita Pavone.

Arriva all’appuntamento, in un bar del centro di Milano, puntuale e stilosa: pantaloni extralarge gessati a vita alta firmati Vivienne Westwood, top total white e un foulard variopinto annodato sulla testa a dare un tocco etnico. Neanche il tempo di farle i complimenti che lei scoppia a ridere: «Sono 3 giorni che ho un “cratere” sulla fronte. Mi sono detta: mi faccio il turbante così non si vede. Guarda: è ancora lì?». E solleva un angolo di stoffa. Nina Zilli, vero nome Maria Chiara Fraschetta, 37 anni, di Piacenza, non riesci a etichettarla neanche se ci provi. Un po’ diva anni ’50 della musica italiana, come sul palco del Festival di Sanremo dove si è fatta conoscere. Un po’ stella nazional-popolare, come nella giuria di Italia’s got talent dove ha conquistato il grande pubblico della tv. Un po’ schietta ragazza emiliana, come quella che mi sta davanti bevendo un frullato e parlando di brufoli. Il suo eclettismo riempie anche l’album appena uscito Modern Art.

In copertina ci sei tu allo specchio: la stessa immagine da 2 prospettive diverse. È un album dualista, non solo dal punto di vista musicale: è “urbano” ma anche “tropicale”. Ci ho lavorato tra Milano, dove vivo, e la Giamaica: lì ho trascorso la prima vacanza che mi sono pagata da sola, a 18 anni, e col tempo è diventato il mio rifugio musicale, il posto dove trovare l’ispirazione.

Il disco contiene brani molto intimi, che parlano di amori finiti e ferite sentimentali. L’ho scritto in un anno e mezzo: è un viaggio tra passato, presente e futuro, c’è tutto quello che ho vissuto. Mi sono lasciata, ho sofferto. Poi ho ricominciato e mi sono rimessa con qualcun altro. Che poi è quello che succede a ognuno di noi, no?

In Ti amo mi uccidi canti: «Per colpa di un bastardo come te, egoista prepotente con un ego imbarazzante». Ce l’hai con il tuo ex Neffa? (scoppia a ridere, ndr) La musica per me è come uno strizzacervelli… Quando comincio a scrivere, non mi è chiaro per chi scriva cosa. Dopo, scopro che ho tirato fuori tutto ciò che avevo dentro: delusione, rabbia. E allora posso mettere un punto. Quella è davvero un’invettiva molto catartica!

Il tuo fidanzato ora è Stefano Mancinelli, giocatore di basket della Fortitudo Bologna. Come vi siete conosciuti? La Fortitudo è la mia squadra del cuore da sempre, poi lui è diventato un mio fan. Mi ha “broccolata” a lungo, finché ho ceduto. Sa essere molto romantico: una volta mi ha portato vicino a Vasto, in Abruzzo, a mangiare pesce sui “trabocchi”, le palafitte sul mare. Come canto nel brano Il punto in cui tornare, «c’è un momento per amare»: per me è questo.

I tuoi ex più famosi sono tutti musicisti: oltre a Neffa, il trombettista Riccardo Gibertini. Una volta dicevi che l’amore si può condividere solo con chi fa la tua stessa vita. Hai cambiato idea? In realtà sono tornata alle origini! Da adolescente giocavo a basket, sono un’appassionata di questo sport e ora sto con un cestista: è un cerchio che si chiude. Poi Stefano è esuberante, pieno di vita. E mi fa un sacco di regali.

L’ultimo? Il primo disco di Rita Pavone. E scarpe, scarpe, scarpe: niente tacco 12, però! Con lui solo sneakers. Ma mi piace così.

Tu come ricambi? Cucino, da vera piacentina. Il suo piatto preferito sono le orecchiette coi broccoli. Quando ci siamo incontrati, un anno e mezzo fa, eravamo tutti e due pronti per qualcosa di bello. Forse mi serviva tempo per rimettermi al centro. Io sono così: ho sempre preferito salire su tutti i treni della vita, per poi accorgermi di avere sbagliato e saltare giù in corsa.

Anche nella musica? Altroché! La mia prima esperienza discografica è stata uno shock. Avevo 20 anni e probabilmente sarei arrivata subito al successo, ma anche in un posto dove non sarei stata più me stessa. Volevano mettermi in bocca melodie e parole che non mi appartenevano. Per reazione non mi sono più avvicinata a un microfono per 2 anni.

Come è finita? Ho capito che non potevo tradire la mia musica. Ho registrato un album in casa, l’ho portato alla casa discografica e ho detto: «O rimane così o lo cambia solo questo signore che si chiama Carlo Ubaldo Rossi. Non lo conosco di persona, ma tutti i dischi italiani che ho comprato portano la sua firma». Era Sempre lontano, il mio album d’esordio. Da allora Carlo è stato il mio padrino musicale. È scomparso 2 anni fa in un incidente. Per lui ho scritto Il punto in cui tornare.

Qual è per te il punto in cui tornare? La Val Trebbia. Sono cresciuta là. Noi ragazzi piacentini non abbiamo “Downtown Milano”, abbiamo “Uptown Val Trebbia” (ride di gusto, ndr). I miei amici sono gli stessi di una volta: come Giada, la compagna dell’adolescenza. Alle medie io avevo il baffo e l’apparecchio, lei le adenoidi: sai che coppia! Quando chiudo gli occhi e penso a casa vedo loro. E quando torno, salgo sulla moto, metto la melodica nello zaino e vado al fiume. E mi sento nel “mio posto”.

Vera Caprese

Link: http://www.donnamoderna.com/news/cultura-e-spettacolo/il-nuovo-amore-di-nina-zilli

 

 

 

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