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Cecilia Zandalasini, l’astro nascente del basket mondiale di Claudio Marinaccio
Il 5 ottobre 2017, a soli 21 anni, ha conquistato il suo primo titolo WNBA (la lega professionistica americana di basket femminile) con i Minnesota Lynx. È la più giovane cestista italiana a passare oltreoceano, la settima in ordine cronologico di arrivo e la seconda a vincere il titolo in America

Cecilia Zandalasini (@ Double Clutch Verona)

Un pallone a spicchi che rimbalza, il rumore delle scarpe sul parquet, un rimbalzo, una stoppata, un assist, un tiro da lontano che entra perfettamente e sembra non far muovere la rete del canestro. Questa è la vita sportiva di Cecilia Zandalasini, astro nascente del basket italiano e mondiale che, il 5 ottobre 2017 a soli 21 anni, ha conquistato il suo primo titolo WNBA (la lega professionistica americana di basket femminile) con i Minnesota Lynx che vincono la Serie contro le Los Angeles Sparks per 3-2. La più giovane cestista italiana a passare oltreoceano, la settima in ordine cronologico di arrivo e la seconda a vincere il titolo in America.

Cecilia, per te cosa significa giocare a basket?
Significa tanto. È stata da subito la mia più grande passione, trasmessa da mio papà e mio fratello Andrea. Come tutte le cose che ami fare, ho sacrificato tempo e altre attività per la pallacanestro, e non me ne sono mai pentita un secondo. È la mia libertà il basket, la mia espressione migliore.

Da bambino, durante una partita di calcio, mi marcò una bambina. Non toccai palla. Era molto più forte di me. Chissà quanti bambini hanno provato la mia stessa sensazione giocando contro di te. Come è stato per te giocare contro i maschi, da bambina?
A Broni non c’erano tante bambine che come me volevano giocare a basket. Per questo, ho dovuto per forza confrontarmi con i maschi nei miei primi anni di minibasket e giovanili. Non era sempre semplicissimo, le differenze fisiche non si possono nascondere. Però quando oggi in tanti mi dicono che gioco “come un maschio”, credo che quegli anni mi abbiano aiutato parecchio: l’equilibrio, la tecnica, i fondamentali, sono stati principi trasmessi più facilmente.

Ora che Kobe Bryant non gioca più, chi è che può colmare il vuoto che ha lasciato?
Nessuno! Dai, scherzi a parte, i miei preferiti da guardare sono Kyrie Irving e Damian Lillard: è pazzesco vedere cosa riescono a fare con la palla a velocità spaziali. Poi LeBron, Curry, Durant… Kobe comunque manca, eccome.

Quali altri sport segui? E sei tifosa di qualche squadra?
Sarà sorprendente, ma non tifo alcuna squadra di calcio né lo seguo! Vedo tanto basket, maschile e femminile, ma amo vedere i grandi atleti come Federer, la Pellegrini… c’è sempre qualcosa da imparare.

Sei giovanissima e hai un calendario molto fitto di impegni. Partite in tutto il mondo e allenamenti costanti. Nei pochi ritagli di tempo, cosa ti piace fare?
Sono una ragazza molto normale, semplice, mi piace ascoltare musica, uscire con le amiche, fare shopping e andare al cinema. Mi circondo di poche persone, di cui ho totale fiducia.

Sicuramente avrai a che fare con i social, che rapporto hai con la tecnologia?
Sì, sono abbastanza attiva sui social. Riesco a restare in contatto con tante persone così, specie viaggiando molto. Non mi faccio però influenzare da quello che leggo in giro, le opinioni delle persone importanti non le cerco sui feed dei social.

Di solito si domanda cosa manca dell’Italia quando si va all’estero, invece ti chiedo se c’è qualcosa che proprio non ti manca quando sei lontana da casa.
Non è semplice da dire, specie dopo un mese in USA in cui ho visitato città bellissime e provato esperienze nuove e fantastiche. Non mi è mancata la nebbia, ecco, dato il periodo qui… però cerco sempre di godermi il massimo di ogni realtà, non sto tanto a pensare ai pro e ai contro.

Domanda alla Marzullo: che sensazione hai provato quando hai vinto il campionato WNBA? L’hai visto come la conclusione di un sogno oppure come l’inizio di qualcosa?
Definire precisamente cos’ho provato non è semplice, è stata una gioia fortissima. Sicuramente non l’ho percepito come una fine, ma un inizio. Ho 21 anni, se mi considerassi alla fine di un percorso sarei fuori strada. Voglio crescere come giocatrice, e riuscire a dare un contributo importante in tutte le competizioni, sia in Europa che in USA.

Hai un metodo particolare per concentrarti? Ascolti musica, oppure altro?
La musica è uno dei modi più semplici e immediati per isolarmi dall’esterno e concentrarmi. Ascolto molto Frank Ocean, The Weeknd, ma anche italiani come Coez o i Thegiornalisti.

Il numero 9 che hai scelto nelle Minnesota Lynx è lo stesso che usi in nazionale. Sei scaramantica o sei legata a quel numero per qualche ragione specifica?
È il numero che ho in Nazionale, il legame forte nasce lì. Era libero anche alle Lynx, e l’ho chiesto al volo. Al Famila Schio, invece, ho il 15.

Ha segnato i primi due punti in WNBA contro Chicago Sky, Quanto valgono per te quei primi punti nel campionato più famoso e difficile del mondo?
Un’emozione incredibile. Il tutto è stato reso ancora più bello dalla bellissima accoglienza del pubblico: ero all’esordio in casa, e mi hanno fatto sentire la benvenuta da subito. L’applauso e l’incitazione delle compagne mi hanno fatto enorme piacere.

L’America vive un momento di tensione. Gli sportivi in ginocchio oppure che non escono dagli spogliatoi durante l’inno. Non ti chiedo un’opinione a riguardo, ma hai percepito questa tensione in qualcosa in particolare?
Di tensione ce n’era, inutile negarlo. Se ne parlava in spogliatoio, molte volevano dare un segnale di solidarietà per quello che stava succedendo. Non era però il momento di farci distrarre troppo, dato che ci stavamo giocando il campionato. L’abbraccio durante l’inno in Gara-1 è stato sicuramente emozionante.

Claudio Marinaccio

Link:  http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2017/10/23/cecilia-zandalasini-lastro-nascente-del-basket-mondiale/

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