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Mi ricordo un bambino... di Mario Boni

Davide Moretti. Fonte Foto Ciamillo-Castoria

Ho conosciuto Davide Moretti nella stagione sportiva 1999/2000. Certo, lui non giocava avendo poco più di un anno, ma giocavo ancora io! E siccome la vita fa tanti giri strani e il basket pure, arrivai a Roseto degli Abruzzi chiamato a sostituire Paolo Moretti, papà di Davide, che si era rotto il legamento crociato di un ginocchio.

La società – che militava in Serie A2 – mi diede un appartamento vicino a quello di Paolo e così nacque anche l’amicizia fra le nostre famiglie, con tanto di cene ospiti di mamma Mariolina.

Ricordo con grande dolcezza quei giorni, perché mio figlio Giacomo era praticamente appena nato (classe 1999), mentre Davide, che è del 1998, era un po’ più grande.

La stagione finì bene: vincemmo il campionato e Roseto fu promosso in Serie A1. Mi piace pensare che il lavoro lo facemmo tutti insieme: Paolo, che mi passò il testimone, e io con tutti gli altri compagni di squadra, coach Phil Melillo, il direttore sportivo Pierfrancesco Betti e il presidente Michele Martinelli.

Poi la vita scorre e, meravigliosamente, incroci sui campi di gioco Davide, ragazzo che ha avuto in dote il talento del padre al quale ha unito una bella dose di sfrontatezza, che gli servirà nella sua carriera cestistica.

L’ho visto giocare, con leadership e attributi anche in mezzo a professionisti stranieri, e ho ripensato a quando lo vedevo giocare con un pallone insieme a mio figlio Giacomo, che proprio il primo ottobre 2017 ha compiuto 18 anni. E che manda un forte “in bocca al lupo” a Davide per la sua avventura americana.

Oggi Davide è in Texas, dove ha scelto di giocare nel torneo NCAA. E per raccontarsi, tenere aperti i contatti con le persone che lo conoscono e aprirne di nuovi, ha pensato di creare questo sito per il quale gli faccio i complimenti: bello e interessante, con gran mole di informazioni e foto per vederlo nella sua crescita.

Trovo poi azzeccata la scelta di unire, alle sue impressioni, questi contributi di noi amici (o conoscenti e amici del papà o, ancor più in generale, amici del basket), perché io credo che non si parli mai abbastanza della nostra amata pallacanestro e che quindi anche questo sito è utile, perché diventa un buon posto in cui leggere i pensieri di tanti amanti del basket.

Nel 1994, se fosse esistito internet (ma non c’era ancora… mamma mia quanto sono vecchio!), anche io avrei aperto un sito in occasione della mia trasferta americana. Già, perché ormai 23 anni fa anche io ho attraversato l’Oceano Atlantico per il basket. Era la CBA, nella quale giocai a Memphis con i Fire e poi a Yakima, con i Sun Kings.

Andai negli Stati Uniti d’America perché era l’unica occasione per continuare a giocare dopo aver subito una squalifica. E non fu affatto facile. Ero emotivamente a pezzi, lontano dalla mia patria, con delle persone che non facevano niente per mettermi a mio agio. Insomma: è stata dura.

Giocai nella lega minore dell’epoca, sotto la NBA, avendo vinto il titolo di Capocannoniere della Serie A nel 1993: erano 30 anni che un italiano non ci riusciva (prima di me lo aveva fatto il grande Dado Lombardi). Eppure, nessuno sapeva chi fossi. Di più: per loro, all’epoca, vedere un bianco (ero l’unico della mia squadra e il giorno dei try out erano 21 ragazzi di colore e solo io bianco ed europeo) che giocava in mezzo ad atleti neri era una specie di eresia, anche se – ad essere onesti – nessuno mi mancò di rispetto.

La CBA era una lega fatta di hotel a buon mercato nelle trasferte e pochi soldi, con l’unico obiettivo di strappare un contratto – magari per un mese – in NBA. Insomma: una bella lezione di vita, ora che ci ripenso.

A me, quella parentesi americana diede la forza di superare il periodo buio della squalifica e tornare più forte di prima, come avevo promesso in un libro che scrissi insieme agli amici giornalisti Fabrizio Brancoli e Sandro Sabatini, intitolandolo proprio “Tornerò più forte di prima”. Infatti, dopo l’avventura americana sono arrivate tante soddisfazioni professionali, come i miei anni in Grecia con l’Aris di Salonicco (vincendo anche la Coppa Korac) e i campionati vinti in Italia.

Davide è invece andato in NCAA dopo aver scelto l’università che più lo ha convinto, fra le molte che lo hanno cercato: niente male come inizio! Credo che abbia fatto questa scelta per migliorarsi e provare a cogliere la futura grande chance della NBA. Molto onestamente, io penso che lui non debba sacrificare il suo talento – del quale dispone in abbondanza – ma lavorare sul suo corpo per diventare più solido. Credo poi che la sua parentesi americana sia importante anche e soprattutto dal punto di vista umano: lontano dalla famiglia, in un altro continente, con abitudini e stili di vita diversi. Sono certo che possa fargli molto bene e che sia una esperienza formativa che comunque cambierà la sua vita.

E allora in bocca al lupo a Davide, bambino sorridente che giocava a palla con mio figlio Giacomo, regalando gioia e serenità nelle sere rosetane in cui progettavamo di vincere un campionato che poi abbiamo vinto.

Forza e coraggio, Davide: anche tu hai un “campionato” da vincere, per arrivare nella “massima serie”…

Mario Boni

Link:  http://www.davidemoretti.it/mi-ricordo-un-bambino/

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