Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di marzo

Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di marzo
Across the border di Andrea Turchetto (Cina, 6-fine)

Il campionato continua tra non poche difficoltà ma, tranne 2 trasferte contro corrazzate che mirano al titolo in cui veniamo spazzati via, lottiamo senza mai tirare i remi in barca.

Nel frattempo perdiamo un altro giocatore sempre nel reparto lunghi: il ragazzo nel tentativo, per altro riuscito, di stoppare un avversario cade per terra e si rompe il bacino. Esce dal campo in barella e stagione finita.

Il ragazzo in questione è “diverso” dagli altri per varie ragioni e gli dedico volentieri due righe sia perché ho un ottimo ricordo di lui sia perché mi aiuta a spiegare alcune caratteristiche tipiche dei giocatori cinesi. Il suo nome è Guo Kai ed è un rookie: è stato “draftato” con la scelta numero 1 in uscita dall’Università ma questo non deve ingannare perché i giocatori veramente bravi l’Università non la fanno…e non fanno neanche la scuola se non qualche classe iniziale giusto per imparare a leggere a scrivere. È un giocatore normale ma è un ragazzo di un’educazione e di un’intelligenza rara: in Cina è una celebrità e, anche se il suo minutaggio è ridotto, viene assalito ovunque dai giornalisti e ha un contratto di sponsorizzazione con un brand cinese con il quale ha girato uno spot che viene trasmesso continuamente in tv. Viene da una famiglia molto umile che lo segue sempre con discrezione ed orgoglio: si è laureato in una prestigiosa Università di Pechino in Relazioni Internazionali.

Un giorno gli chiedo: “Ma con che Paesi esteri potrai mai tenere le relazioni se non ti hanno insegnato una parola di inglese?”. Anche lui l’inglese lo parla poco o niente ma capendo se non altro qualcosa si mette a ridere e mi dice: “Inglese, facebook…troppe informazioni non vanno bene per noi cinesi!”. La risposta si commenta da sola e la sua risata … anche! È lo studente modello in Cina, un ragazzo che viene “propagandato” il tutto il Paese per le sue abilità nello sport e nello studio! È un ragazzo intelligente e, appunto, diverso! Un ragazzo che nella sua diversità forse ha capito che qualcosa non funziona come dovrebbe ma per ora si diverte giocando a basket e non vede l’ora di sposare la sua fidanzata perché: “Sai, coach, in Cina se non ti sposi entro i 30 anni non va tanto bene e non posso dare questo dispiacere a mia madre!”. Piccolo particolare: la fidanzata è giapponese e se mai vi capiterà di sentire un cinese parlare del Giappone capiterete che Guo Kai è veramente diverso!

Intanto, sul campo, la situazione non è facile e il film delle partite si ripete sempre più o meno in maniera standard: il primo quarto dove sia noi che gli avversari giochiamo con un solo americano riusciamo a giocare bene e a costruire un discreto vantaggio; il secondo quarto quando i nostri avversari schierano i due americani questo vantaggio viene rosicchiato; il terzo quarto ci vede ancora 1vs2 e prendiamo il parziale che nell’ultimo quarto, vuoi per la stanchezza dovuto alle rotazioni risicate, vuoi per i nostri limiti reali, non riusciamo quasi mai a ricucire.

Ma come ho già detto la squadra non molla e quindi, tra le difficoltà, si continua a lavorare con una discreta sintonia dalla quale emerge una delle note positive di questa mia esperienza orientale. Con l’uscita del nostro 5 USA, lo spazio è aperto a quello che sarà il rookie dell’anno: Fan Zi Ming un ragazzo di 214 cm del ’98 che acquista un ruolo di primo piano nella nostra squadra e nel panorama nazionale inanellando prestazioni di livello sia a livello statistico sia a livello di presenza in campo. Ma è un giovane e se ci lamentiamo che in Italia i giovani non trovano spazio…beh, sembra che in Cina dare fiducia ad un giovane sia un peccato capitale! Il mio staff è prodigo di input da questo punto di vista e fa di tutto per convincermi di togliergli qualche minuto per “regalarlo” a qualche giocatore più esperto. Decido senza tanti problemi di non dar loro retta mentre, nel frattempo, molti scout NBA e il GM di una Club di Eurolega mi chiedono informazioni su questo ragazzo con sempre maggior frequenza.

Le partite si susseguono e rimane un obiettivo ancora possibile: migliorare il record della stagione precedente! Direte voi che non è tanto difficile… e lo dicevo anche io all’inizio della stagione ma vi confermo altrettanto sinceramente che nulla è scontato come sembra.

Così ecco finalmente arrivare la prima vittoria in trasferta, tanto bella quanto insperata, e due giorni dopo una vittoria casalinga che ci consente di raggiungere questo obiettivo e, in tutta onestà, di togliermi una bella scimmia dalla spalla: record migliorato e scongiurata l’ultima posizione in classifica.

Restano ancora 2,3 partite e poi la stagione è chiusa. Mi prendo qualche giorno per compilare un dettagliato report sull’annata che consegno al GM, faccio le valigie e ritorno a casa. Sono stanco e non vedo l’ora di ripartire.

Sono stati 7 mesi lunghissimi e, a tratti, molto difficili.

Sono stati 7 mesi intensi in cui ho visitato posti incredibili e dei quali fino a qualche mese prima ignoravo l’esistenza. Ho conosciuto una cultura così lontana e diversa dalla mia che a volte mi sembra impossibile essere riuscito a modificare parti del mio modo di essere e vivere che avevo sempre ritenuto immutabili.

Per questo non posso non ringraziare Coach Andrea Mazzon per la possibilità che mi ha dato e per il supporto che mi ha sempre dimostrato durante tutta questa mia esperienza facendo sì che si creasse un rapporto che va al di là della sfera professionale.

Uscire dalla propria “confort zone”, lavorare all’estero, confrontarsi con un Altro che ha veramente poco in comune con te sono elementi fondamentali e unici per guardarsi dentro con onestà e cercare di evolversi in una direzione “globale” che, volenti o nolenti, è quella che l’attualità ci chiede.

Andrea Turchetto

(6-fine)

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