Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di marzo

Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di marzo
Il pellegrinaggio per un mito che non sbiadisce mai di Jacopo Bianchi
Zagabria, il cimitero di Mirogoj, la Drazen Petrovic basketball hall, la sala dei trofei del Cibona... e la leggenda del più grande giocatore europeo di sempre che non passa mai di moda...

Il Cimitero Mirogoj è un lembo di terra consacrata che osserva dall’alto tutta la città di Zagabria. Si tratta di un'opera architettonica che non ha nulla da invidiare ai principali cimiteri d’Europa, ma anche dal punto di vista degli ospiti più celebri: magari non è il Père-Lachaise, ma sicuramente può dire la sua. E’ soprattutto il luogo dove giace Drazen Petrovic, il simbolo della Croazia, quello che è considerato all’unanimità il giocatore europeo più forte di tutti tempi, elevato al ruolo di semidio dai suoi compatrioti ancora prima dei vent’anni.

TROVARE LA TOMBA dove andare a rendere omaggio non è facile, le indicazioni non sono proprio chiarissime e incontrare una persona che parli correttamente inglese è un’impresa piuttosto ardua. Ma quando pronunci il nome di Petrovic chiunque capisce cosa stai cercando, e allora può capitare che ti ci accompagni un dipendente del cimitero sulla settantina, piuttosto burbero e praticamente semimuto. A passo spedito e senza curarsi minimamente di te si dirige subito fuori dalle bellissime mura liberty del cimitero ricoperte di edera, supera il monumento ai caduti della guerra civile, imbocca un vialetto anonimo e poi all’improvviso si ferma di fronte ad una tomba minimalista in marmo, con una misera fotografia del Mozart dei Canestri e quella maledetta data impressa a calce nella memoria di tutti: 07-06-1993. Si leva il capello, versa qualche lacrima e poi se ne va senza neanche salutare, lasciandoti da solo di fronte a quel pezzo di pietra così neutro nei colori e nel taglio, ma così denso di significato. Anche una istituzione balcanica come Vlade Divac ha dovuto attendere oltre 20 anni prima di potersi recare in questo luogo, a rendere l’estremo saluto al suo compagno di stanza in nazionale e grande amico: è la scena finale del toccante docufilm “Once Brothers” targato ESPN. Ma è proprio qui che stranamente si coglie l’essenza del basket croato, nel luogo dove è sepolta la sua massima espressione.

E' UNA STORIA CHE comincia da molto lontano, almeno a 318 km dalla capitale croata, nella cittadina di Zadar, nota agli italiani come Zara, ma soprattutto nota per vicissitudini storiche a cavallo tra le due guerre mondiali. E’ proprio in questa piccola perla sul mare di 75.000 abitanti che prende piede la pallacanestro in Croazia, per tutta una serie di ragioni storiche. Per farla breve: nel quasi inespugnabile antro delle Jazine, il famigerato palazzetto dello sport della città dalmata, campeggiava una enorme scritta: “Bog je ustvario Zadar, a Zadar košarku”. Cioè: “Dio creò Zara e Zara ha creato la pallacanestro”. Leggermente presuntuoso forse, ma efficace. A Zara il calcio è sempre stato uno sport praticamente sconosciuto.

LA PASSIONE ARRIVA rapidamente fino alla capitale croata, sono i giocatori di pallamano i primi a cimentarsi in questa nuova disciplina, ed è proprio sul campo da pallamano adiacente allo stadio di calcio che viene allestito il primo campo da basket. Un quadrato di legno fissato con del fil di ferro a un palo e la ruota di una bicicletta a cui erano stati tolti i raggi a fare da ferro, si giocava ovviamente sulla terra battuta e come pallone veniva riciclato quello da pallamano. Il tutto chiaramente all’aperto, ma col fascino che solo i ricorsi storici sanno avere, praticamente dall’altra parte della strada rispetto a dove sorgerà nel 1987 il palasport del Cibona, ora intitolato ovviamente a Drazen Petrovic. Anche perché leggenda narra che siano stati proprio i soldi del passaggio di Petrovic dal Cibona al Real Madrid a dare il là definitivo alla costruzione del palazzo. Tesi corroborata anche dal fatto che in fase di costruzione fu affidato alla famiglia Petrovic il bar di fronte all’ingresso, perché la società non aveva più i soldi per pagare il giocatore, che resterà in maglia biancoblu fino al termine della stagione 1987-1988. Ma il curioso destino vuole che Petrovic non giochi mai, se non da avversario, nel palazzetto che lui stesso ha aiutato a costruire, perché diventerà ufficialmente il campo di gara del Cibona soltanto dalla stagione 1988-1989.
Il bar si chiama “Amadeus” ed è un chiaro riferimento al soprannome più famoso della leggenda nata a Sebenico, sempre in Dalmazia, il 22 Ottobre del 1964. Questo palazzetto ora da 5.400 posti oggi può sembrare obsoleto, ma è impregnato di storia della pallacanestro come pochi altri luoghi del vecchio continente. E soprattutto è stato e resta il cuore pulsante della pallacanestro croata.

LA CROAZIA È STATA, con la Slovenia, tra le prime a dichiarare l’indipendenza dalla Jugoslavia, ufficializzata il 19 maggio del 1991. Quindi è stata rapida anche ad avere un suo campionato, a soli tre mesi dall’indipendenza. Quella prima storica Lega Croata venne naturalmente vinta proprio dal Cibona, ma il problema più grosso per la neonata federazione croata era l’assenza di un trofeo da consegnare ai vincitori. Il presidente allora si fece portare nella stanza dell’argenteria del Cibona, scelse uno tra degli innumerevoli trofei giovanili vinti dalla squadra di Zagabria, fece staccare la targhetta e lo consegnò alla squadra. La targa dello storico primo trofeo di una Croazia indipendente anche nella pallacanestro verrà aggiunto qualche giorno dopo, e la forma del trofeo “rubato” verrà riprodotta ancora per qualche stagione. Ora tutti questi trofei si trovano all’interno della nuova sala dell’argenteria, non visibile al pubblico, posta al terzo piano della Drazen Petrovic Basketball Hall. Fanno compagnia alla Coppa di Lega in ceramica rotta durante la premiazione, e ovviamente alla Coppa Korac del 1972, la prima della storia, vinta dalla squadra di Zagabria che allora si chiamava Lokomotiva (il nome Cibona compare nel 1975), in finale contro l’OKK Belgrado, dominatore del panorama Jugoslavo nei primi anni ’60.

TRA I SEGRETI che continuano a circondare il mito della Drazen Petrovic Basketball Hall c’è il barbecue di fine stagione che ogni anno, da almeno trent'anni, si tiene sul tetto del palazzetto. A Zadar invece, dove tutto è cominciato, nel frattempo hanno costruito un grande palazzo che per qualche anno è stato il più capiente e moderno di tutta la Croazia: la Kresimir Cosic Hall, con i suoi circa 8000 posti, inaugurata nel 2008 e intitolata ad un’altra leggenda del basket croato. Ma la capitale ha risposto di recente con la Zagreb Arena da 15 mila, dove si è giocato un girone degli ultimi Europei, ma dove il basket di club non mette mai piede. Il Cibona non è più competitivo ad alti livelli, dal 2013 non vince più nemmeno il titolo croato ed in città soffre la concorrenza del Cedevita, che ha molti meno tifosi ma tanti più soldi da spendere.

Jacopo Bianchi

 

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